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Perché abbiamo paura di litigare con gli altri?
I litigi sono inevitabili in qualsiasi contesto della vita quotidiana, però, spesso, tendiamo ad evitare di entrare in conflitto con qualcuno.
Il conflitto in psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona desidera e una necessità interiore e interpersonale che impedisce la soddisfazione del bisogno, dell’esigenza o dell’obiettivo connessi a tale desiderio.
In altre parole, il conflitto è una discordanza tra ciò che una persona desidera e ciò che ostacola o impedisce il raggiungimento del desiderio stesso.
Il conflitto viene diviso tra interiore (quello che la persona ha con se stessa) e interpersonale (che coinvolge almeno due persone).
Quello interpersonale può essere definito, come una divergenza nella quale ciascuna delle persone coinvolte vuole imporre il proprio punto di vista senza fare concessioni all’altra.
Spesso lo “scontro” spaventa e tendiamo ad evitarlo poiché ci porta a scoprire delle parti di noi che non ci piacciono, che teniamo nascoste, che potrebbero dare un’immagine di noi che si allontana dalla persona che vogliamo essere.
Inoltre, è associato all’idea di perdere la relazione con l’altro, alla paura, appunto, di perdere l’altra persona; se il litigio non è vissuto come confronto, ma come rottura, vi è la tendenza ad evitarlo.
Infatti, è importante vedere e viversi il conflitto, come espressione di visioni differenti, momenti di crescita individuale e come possibilità di migliorare le proprie relazioni.
Il litigio non dovrebbe essere inteso necessariamente con accezione negativa, difatti, se adeguatamente gestito, esso può essere un’opportunità per migliorare le relazioni interpersonali.
Una buona gestione dei conflitti è determinante sia nella sfera privata, legata alla famiglia, all’amicizia e all’amore, sia nell’ambito lavorativo, teatro di numerosi scontri dovuti alla convivenza forzata tra persone che non si conoscono.
Per la gestione dei conflitti potrebbe essere utile:
- Analizzare e capire nello specifico chi siamo noi, chi sono le persone coinvolte e considerare la storia personale e gli aspetti situazionali che ognuno porta con sé durante la discussione.
Non possiamo non anticipare, vedere le cose, partendo dal proprio punto di vista; questo però non è un buon motivo per non tentare di mettersi nei panni dell’altro e costruire ipotesi alternative sul “problema” che causa il conflitto, scelte che tengano insieme entrambi i punti di vista. - Occorre fare chiarezza sugli obiettivi reciproci.
A volte gli obiettivi che muovono le persone coinvolte sono differenti e possono generare occasioni di contrasto e incomprensioni.
I punti di vista sono molteplici e l’allenamento a considerarli può aprire strade creative alla soluzione dei problemi. - Riuscire a tenere sotto controllo l’oggetto, l’argomento, del litigio e gli aspetti personali coinvolti aiuta la gestione del conflitto.
Talvolta è utile rimanere fedeli al tema della discussione senza andare ad attaccare l’altra persona sul piano personale.
Lavorando insieme possiamo cercare di capire quali aspetti ci fanno arrabbiare, capirne le cause, comprendendo cosa ci impedisce e cosa ci permette l’entrare in conflitto, elaborando modalità alternative di viversi un “problema”, un confronto e, appunto, il conflitto.
Sono la Dottoressa Anita Martellacci e ricevo presso lo studio medico specialistico a Castiglioncello.